Gian Paolo Barbieri

Gian Paolo Barbieri
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L'eterna passione di un istante. Intervista a Gian Paolo Barbieri.

[Intervista di Elisabetta Barreca]

Parole: 452 | Tempo di lettura: 2 minuti

Ciao Gian Paolo, qual è il tuo lavoro?

Fotografare, cercando di scavare emozioni.

Com'è nata la tua passione per la fotografia?

Durante le riunioni con gli amici ai tempi di scuola, io fotografavo gli incontri con una vecchia Voigtlander comprata a rate. Ci divertivamo a fare rappresentazioni teatrali, che io, costantemente, documentavo.

Come hai cominciato?

Attratto dal cinema sono andato a Roma. Per pagarmi la pensione, con la mia prima macchinetta fotografica, facevo i test ai ragazzi di Cinecittà, poi sviluppavo la pellicola. Nella pensione dove ero mi davano il permesso di usare il bagno di notte, così mi mettevo lì stampavo le mie foto, le mettevo sotto il letto ad asciugare e al mattino le consegnavo. Poi qualcuno ha visto le mie foto, questa persona conosceva mio padre, mi ha chiesto di fargli vedere le fotografie, anche se erano totalmente amatoriali, gliele ho fatto vedere e mi ha detto: “Tu hai una sensibilità pazzesca e sei tagliato per fare la moda”. Io sono rimasto allibito, non sapevo neanche cosa fosse la moda. In Italia non esisteva ancora, le riviste compravano dei servizi fotografici già pronti, confezionati dalla Francia. Poi sono tornato a Milano.

Quali sono state le tue più grandi soddisfazioni nella vita?

Molte tra queste quando senti mia madre dire al telefono con un'amica “era talmente bello che non ho osato dire nulla”. Io ero ancora studente ma già facevo foto e filmati, così un giorno attesi che mia madre andasse fuori Milano e io approfittai per trasformare la sala e il salotto di casa in una misera lercia capanna che mi serviva per una scena del film “La via del tabacco”. Mia madre arrivò, aprì la porta, guardò dentro, e si ritirò senza dire nulla. Poi Stern che mi ha catalogato tra i 14 fotografi che hanno inventato la fotografia di moda. Diana Vreeland che mi ha offerto un contratto di 9 mesi per Vogue America e che io ho rifiutato. Avedon che volle conoscermi per dirmi che era un mio ammiratore e collezionava le mie foto. Ce ne sarebbero di episodi da raccontare…

Un aggettivo che ti descrive.

Creativo

Ostacoli durante la tua carriera?

Si molti, ma ho sempre affrontato le avversità in modo positivo.

Progetti per il futuro?

Amo il mio lavoro e voglio continuare a farlo, sì, voglio continuare a fare foto.

Cosa consigli ad un giovane che vuole intraprendere un'attività come la tua?

Ci vuole molta costanza, saper far fronte alle avversità perché la sofferenza è molto importante per maturare la creatività. Io sono stato sempre aiutato dalla cultura. La cultura ti fa rendere conto della “Bellezza”. E’ molto importante “osservare” è la base del perché noi vediamo cose che gli altri non vedono.

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