Elena Ricci / Glass Lab

Elena Ricci / Glass Lab
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Le forme, i colori, le trasparenze e la versatilità del vetro fanno di ogni perla un pezzo unico. Scopriamo come insieme a Elena Ricci di Glass Lab

[Intervista di Roberta Ranzani]
Parole: 991 | Tempo di lettura: 4 minuti

Elena, cosa facevi prima di intraprendere l’avventura di Glass Lab?

La mia formazione professionale si sviluppa da sempre in ambienti artistici e artigianali: ho una qualifica come maestro d'arte ceramista e un diploma di maturità artistica e ho frequentato una scuola superiore di design. Ho anche lavorato per diversi anni di lavoro nel campo della grafica e della comunicazione.

Da dove nasce la tua passione per le perle di vetro?

La passione per le perle di vetro nasce dall'interesse per la loro incredibile storia connessa con culture e tradizioni artistiche antichissime. La lavorazione "a lume", tramandata nei secoli dalle grandi civiltà Fenicia, Egizia e Romana, ha raggiunto Venezia in epoca medioevale e ancora oggi le perle di vetro vengono prodotte con tecniche praticamente invariate.

Quando e come è nata Glass Lab?

Proprio a Venezia, circa 10 anni fa, ho incontrato e sperimentato per la prima volta questa sorprendente tecnica: sottili bacchette di vetro vengono fuse al calore di una fiamma e finemente lavorate a mano. Dopo alcuni anni di apprendistato a Murano e vari corsi alla scuola del vetro con i maestri Davide Penso, Paolo Cenedese, Lucio Bubacco e Kristina Logan, nel 2006 ho aperto il mio laboratorio a Verona.

Com'è venuta l'idea?

Dopo diversi anni di lavoro nel campo della grafica e della comunicazione. Ero stanca di un mestiere diventato prevalentemente “informatico”. Da qualche tempo ero alla ricerca di un occupazione, sempre in campo artististico, che potesse soddisfare il mio bisogno di manualità.

Qual è stata la cosa più difficile del creare Glass Lab?

Qualche difficoltà burocratica perché è un tipo di lavorazione artigianale poco conosciuta fuori da Venezia. Inoltre avendo sempre lavorato come dipendente o collaboratore esterno di aziende non avevo idea del significato reale del “mettersi in proprio”.

In che cosa consiste il tuo lavoro?

Gestisco un laboratorio con show room per la vendita al pubblico. La produzione delle perle di vetro è rigorosamente artigianale e manuale. La loro finalità è la creazione di monili confezionati, con l’utilizzo di filati, cuoio e argento. Il servizio che offro alla mia clientela è la progettazione di monili esclusivi creati su ordinazione a seconda delle singole esigenze. E naturalmente assistenza per eventuali modifiche, riparazioni o restyling dei prodotti acquistati nel corso degli anni.

Qual è il tuo valore aggiunto? Perché ti differenzi dagli altri artigiani?

Credo l’unicità del prodotto e la possibilità di personalizzazione.

Molti sostengono che le start up non hanno una giornata tipo. Tu ne hai una?

Questa è la nota dolente. Il lavoro è molto lento e richiede il doppio delle normali ore settimanali di un mestiere “normale”. Generalmente dedico la mattina alla produzione, il pomeriggio al negozio e la sera al confezionamento. Ho 3 giorni settimanali di chiusura al pubblico: domenica, lunedi e martedi che dedico esclusivamente alla produzione e/o ad eventuali vendite esterne, fiere, mercatini etc.

Consigli per chi vuole aprire una start up ma teme di fallire?

Valutare molto attentamente e con razionalità ogni minimo particolare. Ogni cosa incide sull’eventuale redditività. Pressione fiscale a parte che, come tutti sappiamo, è assolutamente esagerata e insostenibile, ci sono infiniti altri fattori da prendere in considerazione. Un buon business plan non è che l’inizio.

Che progetti hai per il futuro?

Non ho mai lavorato ragionando sulla vendita a terzi. Nel corso di quest’anno ho intenzione di sviluppare qualche linea con più marginalità da proporre ad eventuali rivenditori.

  • Created at: 17/02/2014
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  • Need: 3. Mercato
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